Spreco alimentare? Come combatterlo con 5 azioni (concrete)

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Nel mio piccolo provo a parlare tanto dei cibi e delle loro proprietà, di nutrizione e anche di allenamento, in modo che le persone e soprattutto i miei pazienti acquisiscano maggiore consapevolezza di sé, del proprio potenziale e del loro corpo, proprio perché esistono tanti lati oscuri nel mondo dell’alimentazione. Il mio compito qui è far luce su molti aspetti, talvolta anche scomodi. Uno di questi è senz’altro lo spreco alimentare.

Non nascondiamoci dietro a un dito: capita a tutti di sprecare cibo. Tante volte facciamo attenzione, ma troppo spesso buttiamo via con leggerezza ciò che avanza nel piatto, o peggio, il cibo avariato in frigorifero (e talvolta intonso!).

Sia chiaro, non ho intenzione di accusare nessuno, vorrei solo analizzare da vicino un problema che riguarda tutti sull’intera filiera: dal produttore, alle aziende, ai distributori e, infine, ai consumatori. I numeri sono preoccupanti, la situazione è a un punto di non ritorno non soltanto in termini puramente economici, ma soprattutto per ciò che concerne la salvaguardia di tante persone nel mondo che muoiono di fame nel nostro Pianeta.

Cosa vuol dire spreco alimentare?

Iniziamo col dare una una definizione più o meno precisa del termine: cosa sono gli sprechi alimentari? In sostanza, rappresentano l’insieme del cibo intenzionalmente scartato ancora commestibile, soprattutto per mano di consumatori e dettaglianti.

Da distinguere è il concetto di perdite alimentari, cioè la riduzione non intenzionale in termini di quantità e qualità del cibo causata da inefficienza nella filiera agroalimentare (quindi nelle fasi di raccolto, produzione, stoccaggio e trasporto) dovuto al comportamento di aziende e privati.

Infine, con il termine sperpero alimentare si indica la (terribile) combinazione delle due precedenti espressioni (fonte: Fao spreco alimentare).

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Lo spreco del cibo in numeri

Si stima che lo spreco alimentare nel mondo ogni anno pesi ben 1,3 miliardi di tonnellate: ciò vuol dire che 1/3 del cibo prodotto finisce nella spazzatura. L’Italia non è da meno con 146 kg pro capite di sprechi di cibo. Numeri che fanno rabbrividire se si pensa che si tratta di dati approssimativi… Tutto questo ha un costo non solo in termini economici (dal valore di oltre 600 miliardi di dollari) ma anche e soprattutto sociali, sanitari e ambientali: più di 345 milioni di persone rischiano la vita a causa della fame, poiché non hanno accesso a cibo nutriente a sufficienza. Inoltre, lo spreco alimentare è causa del 6% delle emissioni di Co2 e della dispersione di 253 km3 di acqua potabile (dato relativo solo in agricoltura).

 

Ma chi spreca? E perché?

Come ho detto prima, è inutile nascondersi dietro un dito: stiamo parlando di un problema globale che si estende nelle tante zone del mondo in modalità diverse. Un prima distinzione bisogna farla sul piano della ricchezza in termini economici: i paesi a basso reddito producono il 44% degli sprechi, i paesi ad alto reddito il 56%. A ben vedere queste percentuali non sono poi così distanti: la differenza sta nel ruolo di chi spreca. Nei paesi a basso reddito, la maggior parte della perdita di cibo (il 30%) avviene nelle prime fasi della filiera agroalimentare, soprattutto a causa di strumenti e tecnologie inefficienti per una produzione, lavorazione e conservazione corrette.

La situazione è diametralmente opposta nel caso dei paesi industrializzati, nei quali lo spreco si verifica in contesti domestici e al dettaglio (il 35%); il restante 21% è causato nelle fasi precedenti la vendita e il consumo di cibo. Questo dato deve portarci a riflettere sul ruolo essenziale che tutti noi abbiamo in quanto cittadini e consumatori. Sorge quasi spontanea la domanda “ma perché si arriva a sprecare così tanto cibo?”. Sorvolando sulla questione che ritengo che ciascuno debba fare i conti con la propria morale, cercherò di trovare una risposta a partire dalle esperienze con i miei pazienti.

Per quanto concerne i cittadini, tutto inizia dai criteri di scelta che si adottano al momento della spesa. Sì, perché per seguire un’alimentazione corretta bisogna prima imparare a fare gli acquisti al supermercato e ciò non è scontato. Spesso questa è una conseguenza delle logiche di marketing e di vendita che propongono prima l’estetica di un prodotto, poi la sua qualità. Ci ritroviamo così tanto cibo in scadenza nei supermercati o tanti invenduti per colpa di piccoli difetti che non rispettano certi canoni di “vendibilità” e vengono scartati, a monte dalla catena, a valle dal consumatore. Frutta e verdura sono le prime vittime di questa logica.

Un’altra causa legata allo spreco alimentare, è senz’altro la cattiva interpretazione e alla scarsa conoscenza delle etichette di scadenza. C’è una bella differenza tra la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”. La prima fornisce delle indicazioni circa la qualità dell’alimento, mentre la seconda sulla sua sicurezza.

Infine, l’inadeguata gestione e conservazione del cibo o degli avanzi domestici dentro e fuori il frigorifero causa deperimento repentino e l’inevitabile abbandono nella pattumiera.

Cosa possiamo fare contro lo spreco alimentare?

Fortunatamente, dopo questa carrellata di cattive abitudini, ci sono anche buone notizie. Diverse campagne di sensibilizzazione in tutto il mondo e azioni concrete nei paesi in cui il tasso di spreco è maggiore, stanno avendo i frutti sperati. Già nel 2020, 1 italiano su 2 (il 54% della popolazione) ha ridotto o eliminato lo spreco alimentare, adottando diverse strategie che voglio condividere qui con voi. Ed ecco lo spoiler: basta mangiare in modo sano e bilanciato per evitare qualsiasi spreco.

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1. Optare per prodotti a base vegetale

Questo è un ottimo consiglio non solo per mantenere abitudini sane, ma anche per rendere la dieta più sostenibile riducendo di molto l’impatto ambientale causato dagli allevamenti intensivi. Una dieta che prevede alimenti a base vegetale permette di assume le medesime quantità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e i minerali per mantenersi in buona salute e non ha nulla di meno rispetto a un’alimentazione con consumo di carne.

2. Variare sempre la scelta degli alimenti

Mangiare sempre gli stessi cibi può essere dannoso per la salute, poiché escludendone alcuni (e sono sicura che spesso le verdure e il pesce subiscono questo trattamento) non avremmo un apporto completo di sostanze nutritive importantissime. Un trucchetto? Inserire alimenti di colori differenti aiuta a variare, anche perché spesso a colori diversi corrispondono colture e proprietà nutrizionali diverse.

3. Scegliere prodotti stagionali e locali

I cibi di stagione sono ricchi di nutrienti e di gusto! Per beneficiare al massimo delle loro proprietà devono essere raccolti nel culmine della maturazione e necessariamente consumati in tempi brevi. Oltretutto, acquistarli a Km0 aiuta a rafforzare l’economia locale e perché no, talvolta anche a risparmiare un po’.

4. Prediligere ingredienti freschi

In questi casi, faccio un esempio pratico: laddove possibile, invece di scegliere un minestrone surgelato dal banco frigo, prepararlo da sé selezionando tante verdurine fresche è meglio perché la qualità è superiore e permette di ridurre l’impatto ambientale evitando confezioni inutili.

5. Ridurre il consumo di carne rossa e lavorata

Diminuire il consumo di proteine animali, a favore di quelle vegetali come i legumi, aiuta nella riduzione dell’allevamento spasmodico di animali da macello, che è tra le attività di maggior impatto ambientale. In più, bisogna fare attenzione al consumo di carni lavorate (come salumi e insaccati) poiché possono essere più ricche di sale, grassi saturi, colesterolo, nitriti e nitrati (conservanti nocivi alla salute dell’uomo) proprio a causa dell’aggiunta di ulteriori ingredienti durante la loro trasformazione.

 

Per giungere al traguardo zero spreco, il cammino è ancora lungo ma non per questo bisogna scoraggiarsi. Il primo passo è porsi le domande giuste, informarsi e intraprendere un percorso di consapevolezza sull’alimentazione e sul cibo. Io sono sempre qui a vostra disposizione per cominciare questo percorso insieme.

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